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Odio le persone apatiche. Di conseguenza amo quelle passionali

lunedì, novembre 13, 2006

Prospettive


Se chiedi a un bambino di otto anni cosa gli piacerebbe andare a vedere al cinema, hai il novanta per cento delle possibilità che scelga qualcosa che non saresti mai andato a vedere, a patto che tu non sia uno di quegli impenitenti Peter Pan che a quarant’anni amano ancora i cartoni animati. Se poi hai un nipote particolarmente propenso alle storie truculente, una buona fetta di questa percentuale si sposta verso film che non lasciano tregua ai deboli di stomaco: fiumi di sangue, corpi putrefatti, teste mozzate, occhi che schizzano dall’orbita e ogni genere di delizia.
Prima ancora della trama, cerco di capire quale sia la durata. L’Amichevole Spiderman di quartiere, che per altro l’ha già visto ma ama approfondire le proprie conoscenze, dice che c’è anche Johnny Deep. “Tesoro, la zia non va a vedere un film solo perché gli piace l’attore”. Falsa. Il piccolo ovviamente non afferra: la sua mente ingenua non avrebbe mai partorito un pensiero simile, ma quella della zia evidentemente sì, e magari sarebbe stata più sincera se avesse ammesso direttamente che non le piace Johnny Deep. Comunque questi sono dettagli che all’Amichevole Spiderman di quartiere non interessano e mentre si allena sul tapis roulant decide che "I Pirati dei Caraibi" sarà il film, dopodiché si andrà a mangiare il pollo.
In queste occasioni, quando entri in sala, il bambino è una garanzia: nessuno infatti potrà pensare di te quello che tu pensi vedendo degli adulti senza bambino per mano, e cioè A) se è una donna, o le piace Johhny Deep o è una ritardata, B) se è un uomo, che tutto sommato rientra nella normalità anche se non gli piace Keira Knightly.
La sala è quasi vuota e l’Amichevole Spiderman dimostra inquietudine. “Uffa. C’è troppa gente”.

Il bello di questo personaggio è che mentre lo vedi elucubrare, non puoi mai immaginarti cosa stia elaborando la sua fervida mente. Spiega che gli secca avere gente intorno a sé quando va al cinema. Quindi intuisco che ami il silenzio. Bravo - penso - anche me danno molto fastidio i commenti in sottofondo.
Poi si spiegherà tutto.
Nel frattempo il film comincia e il piccolo si mette comodo: camicia fuori dai pantaloni, succo di mela in una mano, M&m’s nell’altra.
“Avrai paura soprattutto in quella scena della pistola che esce dalla botte e spara. E poi quei mostri con le cozze attaccate nella pelle e la testa a forma di pesce.”
“Okay, okay, ti prego: lasciami pregustare senza anticipi la poesia di questo film...”
Ma alle prime scene, scopro piacevolmente che Will Turner è nientemeno che Orlando Bloom!

“Tommy, non mi avevi detto che c’era Orlando Bloom?!”
E ti ci avrei portato prima! Ma forse qualcun’altro gli aveva già detto che la parola magica era "Johnny Deep"?

Di lì a poco capisco perché l’Amichevole Spiderman ama essere solo in sala: non già per non sentir parlare, ma perché è LUI che deve parlare indisturbato. E visto che il film l’ha già visto, cosa c’è di più elettrizzante che anticipare le scene a voce alta, di modo che tutti i presenti possano voltarsi verso di noi? Che è più o meno quello che faccio io al cinema quando qualcuno osa semplicemente scartare una caramella.
E’ chiaro che del film non ci capisco niente (anche perché pare non abbia una trama ben precisa) ma evito di ricorrere ai suggerimenti del piccolo. Lui ama elargire delucidazioni sui lati oscuri dei suoi amati personaggi, a patto che si tratti di domande intelligenti. Non come quella che gli feci tempo fa, per altro dietro suo invito, riguardo a Mary Jane. Se fosse cioè innamorata di Peter Parker o di Harry Osborn, e sentirmi rispondere se non avessi qualcosa di meno stupido da chiedergli. Così la zia si terrà i suoi futili dubbi anche sul finale dei Pirati, senza capire se Elizabeth stesse piangendo per aver tradito Jack Sparrow o per essersi resa conto di amarlo, il che mi dispiacerebbe perché Will Turner è molto più carino.
La rivincita.
Usciti dalla sala con addosso la sensazione di un certo afrore di pesce morto, si va al supermercato e qui si realizza davanti ai miei occhi la scena magistrale. Lui, l’Amichevole Spiderman di quartiere, camicia ancora fuori dai pantaloni, arrampicato sullo scaffale dei giocattoli, sfila avidamente le varie scatole contenenti ogni genere di mostro nella speranza di trovare qualcosa che la sua cesta dei giocattoli reclama. Lei, più o meno la sua stessa età, capelli lunghi e sciolti, mini kilt e maglietta in tinta, stivali al ginocchio e borsa a postino, avanza altezzosa e gli si para davanti. Lo guarda dall’alto in basso e lui nemmeno se ne accorge in quanto sta nervosamente cercando il giocattolo che gli manca. Lei alza il naso, manda indietro i capelli, passa oltre.

I microframmenti di vita quotidiana ci presentano ogni istante un confronto fra i due grandi universi dell’essere umano: quello maschile e quello femminile.
Probabilmente se la bambina avesse visto il film, non si sarebbe pietrificata durante l'assalto della piovra, ma avrebbe pensato
a sciogliere l’arcano mistero che avvolge i sentimenti di Elizabeth Swan, se il cuore batta ancora per Will Turner o se sia già votato al rozzo Jack Sparrow. Cose futili per una mente maschile. Ma cercare disperatamente un mostro di plastica e poi nasconderlo in fondo allo scaffale coprendolo con altri giocattoli perché nessun altro lo possa trovare prima di Santa Lucia, non eleva certo il maschio, benché piccolo, agli alti ranghi della perfezione umana...

Dai "Dialoghi con L'Amichevole Spiderman di quartiere"

L'Amichevole Spiderman di Quartiere è presente anche qui:
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